Finanziamento partiti, in breve: in Italia non esiste più il finanziamento pubblico diretto, abolito dal decreto-legge 149/2013. I partiti vivono di donazioni di persone e aziende, versamenti degli eletti, quote degli iscritti e 2x1000, la quota dell'IRPEF che scelgono i contribuenti. Chi finanzia i partiti si può sapere: ogni contributo oltre i 500 euro l'anno va pubblicato sul sito del partito e trasmesso alla Camera dei deputati.
In questa guida trovi le regole sulle donazioni ai partiti (chi può dare, quanto, cosa diventa pubblico, quanto si detrae), dove si trovano i dati in Italia e come si fa la stessa ricerca negli altri paesi europei. Parliamo solo di organizzazioni e di totali: anche quando i nomi delle persone sono pubblici, qui non li usiamo.
Chi finanzia i partiti in Italia
Le entrate di un partito arrivano da cinque canali principali:
- Persone: sostenitori e iscritti che fanno erogazioni liberali, piccole o grandi.
- Eletti: parlamentari, consiglieri e amministratori che versano al partito una parte dell'indennità, secondo le regole interne.
- Aziende ed enti: società e associazioni che contribuiscono con denaro, beni o servizi.
- Iscritti: le quote del tesseramento.
- 2x1000: la quota dell'IRPEF che i contribuenti scelgono di destinare a un partito, spiegata nella guida al 2x1000.
Per avere un ordine di grandezza: nell'archivio di Poliscope, che raccoglie i contributi dichiarati alla Camera per i principali partiti (elaborazione di finanziamentipartiti.it, aggiornata a settembre 2026), nel 2025 i contributi dichiarati sono stati circa 30 milioni di euro. Dal 2021 più di un terzo del totale arriva da chi è o è stato parlamentare, più della metà da altre persone e meno di un decimo da aziende ed enti. Contano solo le donazioni sopra le soglie di pubblicazione: i piccoli doni non compaiono. I grafici per partito e per anno sono nella pagina dei dati.
Chi può donare a un partito e quanto
Le regole principali sono nel decreto-legge 149/2013, convertito dalla legge 13/2014, e nella legge 3/2019, detta «spazzacorrotti», che ha rafforzato gli obblighi di trasparenza.
- Tetto annuo: una persona fisica non può dare a un singolo partito più di 100.000 euro l'anno, in denaro, beni o servizi, direttamente o tramite altri. Lo stesso limite vale per i soggetti diversi dalle persone fisiche. I lasciti testamentari sono esclusi. Le violazioni sono punite con una sanzione amministrativa pari al doppio dell'eccedenza.
- Divieti: i partiti non possono ricevere contributi da governi o enti pubblici di Stati esteri, né da persone giuridiche con sede all'estero non soggette a imposte in Italia. Non possono donare le persone maggiorenni non iscritte nelle liste elettorali o private del diritto di voto. I contributi ricevuti in violazione vanno versati alla cassa delle ammende.
- Società pubbliche: la legge 195/1974 vieta i finanziamenti da pubbliche amministrazioni, enti pubblici, società con capitale pubblico oltre il 20% e società da loro controllate.
- Altre società: possono contribuire solo se lo decide l'organo sociale competente e il contributo è iscritto regolarmente in bilancio. Senza questi passaggi il finanziamento è un reato, per chi dà e per chi riceve.
- Chi rifiuta la pubblicità: il partito non può accettare contributi oltre i 500 euro da chi si dichiara contrario alla pubblicazione dei propri dati.
Le stesse regole valgono per fondazioni, associazioni e comitati collegati a un partito, che la legge equipara ai partiti quando, per esempio, hanno organi decisi dal partito o finanziano le sue attività. Per le candidature valgono anche regole proprie: alle elezioni politiche, dall'indizione del voto, chi si candida raccoglie fondi solo tramite un mandatario elettorale (legge 515/1993, art. 7).
Quando una donazione a un partito diventa pubblica
La soglia da ricordare è 500 euro l'anno dallo stesso soggetto. Sopra questa cifra:
- il partito annota in un registro l'identità di chi dona, l'importo o il valore e la data;
- pubblica gli stessi dati sul proprio sito, entro il mese solare successivo a quello in cui ha ricevuto il contributo, e li tiene online per almeno cinque anni;
- il rappresentante legale trasmette l'elenco alla Presidenza della Camera nello stesso termine, e l'elenco viene pubblicato sul sito del Parlamento;
- se i contributi sono piccoli ma superano i 500 euro sommati nell'anno, il termine è marzo dell'anno successivo.
Donando oltre la soglia si dà il consenso alla pubblicazione: non serve chiederlo a parte. Per i contributi che superano i 3.000 euro l'anno c'è un obbligo in più: chi dà e chi riceve firmano una dichiarazione congiunta da depositare alla Presidenza della Camera entro tre mesi (legge 659/1981, art. 4). Chi non lo fa, o dichiara meno del vero, rischia una multa da due a sei volte l'importo non dichiarato.
Se raccogli fondi per un partito, dillo prima a chi dona: «Se il tuo contributo supera i 500 euro nell'anno, nome e importo saranno pubblicati». È una regola di legge, e spiegarla bene evita sorprese e rinunce all'ultimo momento.
La detrazione per chi dona a un partito
Le erogazioni liberali ai partiti politici danno diritto a una detrazione dall'imposta, a queste condizioni (art. 11 del d.l. 149/2013):
- Persone fisiche: detrazione IRPEF del 26% per importi tra 30 e 30.000 euro l'anno.
- Società ed enti: detrazione IRES del 26% sugli stessi importi, esclusi gli enti con partecipazione pubblica o titoli quotati, le società collegate a loro e i concessionari dello Stato o di enti pubblici.
- Partito iscritto: vale solo per i partiti iscritti nella prima sezione del registro nazionale e ammessi ai benefici.
- Pagamento tracciabile: bonifico, carta o altri sistemi che permettono di identificare chi paga. In contanti la detrazione non spetta.
Un esempio da usare nelle pagine di dono: 100 euro donati costano 74 euro dopo la detrazione. Due avvertenze. Dal 1° gennaio 2027 la regola per le persone fisiche passa nel nuovo testo unico delle imposte sui redditi (d.lgs. 117/2026), con la stessa percentuale e gli stessi limiti. E chi ha un reddito complessivo oltre i 75.000 euro deve tenere conto del tetto complessivo alle spese detraibili introdotto dal 2025, che comprende anche queste erogazioni. Le donazioni alle associazioni del Terzo settore hanno regole diverse e più favorevoli: le trovi nella guida al fundraising.
Dove si trovano i dati sui finanziamenti ai partiti
| Fonte | Cosa trovi |
|---|---|
| Erogazioni ai partiti iscritti nel registro nazionale (Parlamento) | Gli elenchi annuali, dal 2021, di chi ha dato più di 500 euro a partiti e soggetti equiparati, con importo e data. Sono file PDF per anno: per un partito cerchi il nome dentro il file. |
| Sito di ogni partito | La sezione trasparenza con i contributi sopra i 500 euro, lo statuto e il rendiconto. |
| Commissione di garanzia | Il registro dei partiti, gli statuti e le delibere. La Commissione controlla anche i rendiconti annuali dei partiti: le sue relazioni sono pubblicate da Camera e Senato, per esempio nella pagina della Camera sul controllo dei rendiconti. |
| Ministero dell'Economia | Le scelte del 2x1000 per partito e per anno. |
Leggere questi file a mano è lento: per un partito servono anni di PDF, e lo stesso donatore può comparire con grafie diverse o tramite sedi locali e comitati. Per un confronto tra partiti conviene partire da un archivio già ripulito e poi controllare sul documento originale i casi che ti interessano.
Chi finanzia i partiti in Europa
Ogni paese ha regole e registri propri, con soglie, tetti e livelli di dettaglio diversi. A livello europeo, partiti e fondazioni politiche europee seguono il regolamento (UE, Euratom) 2025/2445, in vigore dal 28 dicembre 2025, che ha sostituito il regolamento 1141/2014. L'Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (APPF) li registra, controlla il rispetto delle regole su donazioni e contributi e pubblica le tabelle delle donazioni ricevute, anno per anno.
Per confrontare più paesi c'è DonorScope, che riunisce le donazioni dichiarate in 41 registri ufficiali, nazionali ed europei, a partiti, candidature, campagne, referendum e iniziative dei cittadini europei. Le aziende, le fondazioni, le associazioni e i sindacati compaiono con il nome; le persone fisiche restano un totale. Le stesse ricerche servono anche alle associazioni: chi ha già finanziato campagne o iniziative su un tema è un possibile sostenitore per la tua.
Come farlo con Poliscope
Poliscope collega Claude o ChatGPT agli archivi sui soldi della politica. Per capire chi finanzia i partiti puoi usare:
- lo strumento Finanziamenti, con i contributi dichiarati alla Camera dal 2021 per un partito: totale per anno, chi paga (parlamentari, altre persone, aziende ed enti), fasce di importo, donatori che tornano, mesi più forti, aziende principali e classifica tra i partiti, solo in aggregato;
- lo strumento Aziende del territorio, che elenca le aziende con sede in una città o provincia che hanno finanziato partiti, con importi, destinatari e anni;
- lo strumento Bilanci dei partiti, con il bilancio 2024 di un partito: da dove arrivano le entrate, dove vanno le uscite e il confronto con i partiti della stessa famiglia europea;
- lo strumento Chi finanzia la politica in Europa, che cerca in DonorScope donatori e donazioni dichiarate nei registri ufficiali europei, con il link alla fonte;
- lo strumento Regole e scadenze, con schede di orientamento e riferimenti di legge su contributi, aziende e detrazioni.
Puoi scrivere, per esempio: «Quanto ha raccolto il nostro partito dal 2021 rispetto agli altri, quanto pesano aziende e parlamentari, e quali aziende della nostra provincia finanziano già dei partiti?» Come le fonti, gli strumenti non nominano mai le persone fisiche che donano: solo organizzazioni e totali. Per provarlo, registrati: hai 5 € di credito in regalo, senza carta.
Questa guida è un orientamento generale, non una consulenza legale: per i casi concreti verifica il testo vigente delle norme e chiedi a un legale o alla Commissione di garanzia.