La par condicio è l'insieme di regole della legge 22 febbraio 2000, n. 28 che garantisce a tutti i soggetti politici parità di accesso a radio, televisioni e giornali e limita la comunicazione delle amministrazioni pubbliche durante le campagne elettorali e referendarie. Per radio e tv alcuni obblighi valgono sempre; dalla convocazione dei comizi fino al voto le regole diventano più strette. Online non c'è una legge equivalente: valgono le indicazioni di AGCOM e, per la pubblicità politica, il regolamento europeo 2024/900.
Qui trovi cosa prevede la legge nel testo vigente su Normattiva, chi la fa rispettare e cosa cambia per chi comunica sui social.
Cos'è la par condicio e a chi si applica
La legge 28/2000 ha uno scopo dichiarato nel primo articolo: assicurare parità di trattamento e imparzialità verso tutti i soggetti politici nell'accesso ai mezzi di informazione. Si applica alle campagne per le elezioni europee, politiche, regionali e comunali e a ogni referendum. Dal 2012 chiede anche ai media di promuovere le pari opportunità tra donne e uomini nella comunicazione politica.
Le regole riguardano soggetti diversi:
- radio e televisioni, nazionali e locali: le emittenti locali hanno un capo a parte, aggiunto dalla legge 313/2003, e un codice di autoregolamentazione approvato con decreto ministeriale l'8 aprile 2004;
- quotidiani e periodici, per i messaggi politici elettorali durante la campagna;
- amministrazioni pubbliche, per la comunicazione istituzionale;
- chi realizza e chi diffonde sondaggi politici ed elettorali.
Comizi, manifesti e volantini non sono regolati dalla par condicio ma dalla legge 212/1956 sulla propaganda elettorale: li trovi nella guida sul silenzio elettorale.
Cosa prevede la legge 28/2000 fuori dal periodo elettorale
Anche quando non si vota, le emittenti radiotelevisive devono garantire a tutti i soggetti politici l'accesso all'informazione e alla comunicazione politica con imparzialità ed equità (articolo 2). Per comunicazione politica la legge intende i programmi in cui si espongono opinioni e valutazioni politiche, come tribune, dibattiti e interviste; le notizie dei telegiornali non rientrano in questa definizione. Nei programmi di comunicazione politica le opinioni vanno esposte in condizioni di parità e la partecipazione è sempre gratuita.
Le radio e le tv che offrono spazi gratuiti di comunicazione politica possono trasmettere anche messaggi politici autogestiti (articolo 3): spazi gratuiti in cui un soggetto politico espone il proprio programma o un'opinione, da uno a tre minuti in tv e da 30 a 90 secondi in radio, dentro appositi contenitori e con l'indicazione del committente. Per la concessionaria pubblica sono obbligatori, per le private facoltativi.
Le regole di dettaglio le scrivono la Commissione parlamentare di vigilanza, per il servizio pubblico, e AGCOM.
Cosa cambia nel periodo elettorale
Il periodo elettorale comincia con la convocazione dei comizi (per i referendum con l'indizione) e finisce con la chiusura delle operazioni di voto. Per ogni tornata AGCOM approva un regolamento con le regole di dettaglio, consultando la Commissione di vigilanza. Ecco cosa cambia per ciascun mezzo.
| Chi | Cosa prevede la legge 28/2000 |
|---|---|
| Radio e tv: comunicazione politica | Solo in forme che consentono il confronto: tribune, dibattiti, tavole rotonde, interviste. Gli spazi si dividono tra i soggetti politici con criteri diversi prima e dopo la presentazione delle candidature; al ballottaggio in parti uguali tra i due candidati, nei referendum tra favorevoli e contrari (articolo 4). |
| Radio e tv: messaggi e pubblicità | Propaganda e pubblicità politica sono ammesse solo nelle forme previste dalla legge. Dalla presentazione delle candidature le emittenti nazionali possono trasmettere messaggi autogestiti gratuiti, al massimo due al giorno per soggetto politico, con la scritta «messaggio autogestito» e il committente (articolo 4). Le emittenti locali possono trasmettere anche messaggi autogestiti a pagamento, alle condizioni del loro codice di autoregolamentazione e a parità di costo tra i candidati (articolo 11-quater). |
| Radio e tv: informazione | In nessuna trasmissione si possono dare indicazioni di voto o manifestare le proprie preferenze, anche in forma indiretta; conduttori e registi devono essere imparziali (articolo 5). |
| Quotidiani e periodici | Fino al penultimo giorno prima del voto sono ammessi solo annunci di dibattiti e incontri, presentazioni dei programmi e confronti tra candidati. Chi vuole pubblicarli deve dirlo sulla testata, per garantire l'accesso a tutti alle stesse condizioni. Le testate di partito sono escluse (articolo 7). |
| Sondaggi | Vietato diffondere i risultati nei 15 giorni prima del voto, anche se il sondaggio è stato fatto prima (articolo 8). |
| Amministrazioni pubbliche | Vietata la comunicazione istituzionale, salvo quella impersonale e indispensabile (articolo 9). |
Per le comunali il decreto di convocazione dei comizi arriva di solito circa 45 giorni prima del voto: da quel giorno, per esempio, il tuo Comune deve cambiare il modo in cui comunica.
La comunicazione istituzionale di Comuni e Regioni
L'articolo 9 è la regola che riguarda più da vicino le campagne locali. Dalla convocazione dei comizi fino alla chiusura dei seggi, tutte le amministrazioni pubbliche devono astenersi dalla comunicazione, tranne quella che ha due requisiti insieme: è impersonale ed è indispensabile per svolgere le proprie funzioni.
Il divieto vale anche online. Già nelle linee guida del 2018 sulle piattaforme AGCOM ha scritto che riguarda anche gli account social istituzionali. In pratica, durante la campagna:
- restano possibili gli avvisi di servizio senza nomi e foto di amministratori: chiusure di strade, allerte meteo, orari degli uffici, informazioni su come e dove si vota;
- conviene sospendere inaugurazioni con il sindaco in primo piano, bilanci di fine mandato in forma celebrativa, video di assessori sui canali del Comune, patrocini usati come vetrina;
- chi è amministratore e si candida fa campagna sui propri canali personali, senza usare mezzi, personale, logo e sedi dell'ente.
Se la violazione è accertata, AGCOM può ordinare all'ente di pubblicare sulla home page del proprio sito un messaggio che dichiara di non aver rispettato l'articolo 9, come ha fatto per esempio con la delibera 295/14/CONS, e chiedere la rimozione dei contenuti.
Il ruolo di AGCOM e dei Corecom
AGCOM, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, scrive i regolamenti per ogni elezione, vigila d'ufficio e decide sulle segnalazioni entro 48 ore dall'accertamento o dalla denuncia (articolo 10). I provvedimenti servono a ristabilire l'equilibrio: spazi compensativi a chi è stato danneggiato, sospensione delle trasmissioni irregolari, rettifiche, messaggi che dichiarano la violazione.
I Corecom, i comitati regionali per le comunicazioni, lavorano sul territorio per conto di AGCOM: vigilano sulle emittenti locali, istruiscono le segnalazioni che le riguardano e quelle sulla comunicazione istituzionale degli enti locali, poi propongono ad AGCOM i provvedimenti.
Come si segnala una violazione
- Raccogli le prove: data e ora della trasmissione, nome dell'emittente o della testata, link e schermate del post o della pagina.
- Controlla il regolamento AGCOM di quella elezione: indica destinatari e contenuto obbligatorio della segnalazione.
- Invia la segnalazione entro dieci giorni dal fatto. Per radio, tv e giornali, secondo i regolamenti recenti, va mandata via PEC ad AGCOM, all'emittente o all'editore, al Corecom e al gruppo della Guardia di Finanza competente.
- Se riguarda la comunicazione di un Comune o di un altro ente locale, mandala al Corecom della tua regione, che fa l'istruttoria.
- Spiega in poche righe perché si tratta di una violazione e firma in modo leggibile.
Par condicio e social network: cosa vale online
La legge 28/2000 è nata per radio, tv e stampa e non parla di internet. AGCOM ha colmato il vuoto in due modi.
Il primo sono le linee guida del 2018, un accordo di autoregolamentazione con le piattaforme: parità di accesso agli strumenti offerti ai soggetti politici, messaggi elettorali a pagamento riconoscibili con il nome del committente, procedure per segnalare sondaggi diffusi nei 15 giorni vietati, rispetto dell'articolo 9 anche sugli account istituzionali.
Il secondo sono i regolamenti delle singole elezioni. Quello per il referendum del 22 e 23 marzo 2026 (delibera 37/26/CONS) dedica un titolo alle piattaforme: chiede verifiche dei fatti da parte di organizzazioni indipendenti, riconoscibilità degli account gestiti da paesi terzi, chiara identificazione dei messaggi politici a pagamento, misure contro la disinformazione prodotta con l'intelligenza artificiale, e il rispetto degli articoli 8 e 9 della legge.
Per chi fa campagna questo significa:
- il divieto di sondaggi nei 15 giorni prima del voto vale anche per post, storie e newsletter;
- le pagine social di Comuni, Regioni e altri enti seguono le stesse regole del loro sito;
- i profili personali di candidati e liste non sono soggetti alla par condicio come le tv, ma restano le regole sulla propaganda, il silenzio elettorale e la privacy.
Pubblicità politica online e regolamento UE 2024/900
Dal 10 ottobre 2025 si applica per intero il regolamento europeo sulla trasparenza e il targeting della pubblicità politica. Riguarda gli annunci politici online e offline, a livello europeo, nazionale e locale. In sintesi:
- ogni annuncio politico deve avere un'etichetta che dica chi l'ha pagato e quanto è costato, e un avviso di trasparenza con le informazioni sulla campagna;
- se l'annuncio è mirato a un pubblico, deve dirlo e indicare quale;
- il targeting con dati personali è ammesso solo con dati raccolti dalla persona stessa e con il suo consenso esplicito e separato; la profilazione con dati sensibili, come le opinioni politiche o la religione, è vietata;
- nei tre mesi prima di un'elezione o di un referendum è vietato fornire servizi di pubblicità politica a sponsor di paesi terzi;
- la Commissione europea ha aperto un archivio europeo degli annunci politici online, in versione pilota dal 12 ottobre 2026.
Le grandi piattaforme hanno reagito uscendo dal mercato. Meta non distribuisce più nell'Unione europea annunci politici, elettorali e sui temi sociali dal 6 ottobre 2025. Google ha annunciato lo stop agli annunci politici nell'UE da ottobre 2025, compresi i contenuti promossi su YouTube. Restano i contenuti organici, le newsletter con contatti raccolti con il consenso, i volantini e la stampa. Le regole delle piattaforme cambiano: controllale prima di pianificare un budget.
Gli errori più comuni con la par condicio
- Rilanciare un sondaggio negli ultimi 15 giorni «perché l'ha già pubblicato un giornale».
- Pensare che il divieto per i Comuni valga solo per il sito e non per la pagina Facebook o Instagram.
- Far annunciare dalla pagina del Comune un evento organizzato da un candidato.
- Segnalare una violazione dopo settimane: il termine è di dieci giorni dal fatto.
- Dare per scontato che le inserzioni sui temi sociali siano ancora possibili su Facebook e Instagram.
Se stai preparando la campagna per il tuo comune, la guida alla campagna elettorale comunale mette in ordine le scadenze, dalla convocazione dei comizi alla chiusura.
Come farlo con Poliscope
Poliscope collega Claude o ChatGPT a strumenti con le regole e le date della campagna. Due sono utili per la par condicio, ed entrambi sono gratuiti:
- lo strumento Regole e scadenze restituisce la scheda «Par condicio» con i riferimenti di legge (articoli 2, 8 e 9 della legge 28/2000 e le delibere AGCOM di ogni elezione), insieme alle schede su silenzio elettorale, privacy e pubblicità online; sono promemoria da far verificare a un legale, non consulenza;
- lo strumento Calendario della raccolta, se nel tuo profilo c'è la data del voto, mette in fila le date della campagna: l'inizio indicativo della par condicio e dello stop alla comunicazione istituzionale, la presentazione delle liste, il divieto di sondaggi, il silenzio elettorale e il rendiconto, ognuna con quanto è certa.
Puoi scrivere, per esempio: «La nostra lista civica si presenta alle comunali di primavera: dammi il calendario con l'inizio della par condicio, il divieto di sondaggi e il silenzio elettorale, e la scheda sulle regole della par condicio da far controllare al nostro legale.» Le date legate alla convocazione dei comizi sono indicative finché non esce il decreto. Per provarlo, registrati: hai 5 € di credito in regalo, senza carta.
Questa guida è un orientamento generale aggiornato a novembre 2026, non una consulenza legale. Per i casi concreti verifica il regolamento AGCOM della tua elezione e chiedi a un legale, al Corecom della tua regione o ad AGCOM.